Un lupo mannaro americano a Londra

lupo mannaro 1Titolo originale: An American Werewolf in London. Regia, soggetto e sceneggiatura: John Landis. Fotografia: Robert Paynter. Musica: Elmer Bernstein. Montaggio: Malcom Campbell. Scenografia: Leslie Dilley. Effetti speciali per il trucco: Rick Baker. Costumi: Deborah Nadoolman. Interpreti: David Naughton (David Kessier), Jenny Agutter (Alex Price), Griffin Dunne (Jack Goodman), John Woodvine (Dr. Hirsch), Don McKillop (Ispettore Villiers), Paul Kember (Sergente McManus), Lila Kaye (Gladys), Brian Glover (Chese Player), David Schofield (Dart Player). Produzione: George Folsey jr. per la Lycanthrope Films Limited. Distribuzione: Cidif. Durata: 97'. Origine: Usa, 1981.

David e Jack, due ragazzi americani, sono nell'Inghilterra del Nord per una vacanza; la loro prossima tappa è l'Italia. Fattisi sorprendere dalla notte, decidono di rifugiarsi in una taverna dal nome poco promettente, «L'Agnello Macellato». Qui sperimentano la non certo buona accoglienza dei nativi, che li cacciano dopo che Jack si è lasciato andare a far domande su uno strano simbolo magico tracciato sui muri del pub. In breve David e Jack non seguono il consiglio degli abitanti del villaggio, e si inoltrano nella scura brughiera. Ma hanno il tempo di fare pochi passi: una belva inumana li aggredisce, uccidendo Jack e ferendo David. Il quale si risveglia, settimane dopo, in un ospedale di Londra, fisicamente quasi a posto ma mentalmente ancora turbato dallo spaventoso incidente. Le sue notti sono popolate da incubi e mostri, e nei suoi sogni egli si identifica sempre più spesso con una belva, correndo nei boschi e nutrendosi di carne cruda. Dopo qualche tempo, una apparizione diversa terrorizza David: è Jack, l'amico morto, che gli dice finalmente la verità sul suo stato. Il mostro che li ha aggrediti era un lupo mannaro, e David, che è stato morso dalla bestia, alla prima luna piena si trasformerà a sua volta in un mostro sanguinario. Gli unici momenti di sollievo di David, che è sempre più ossessionato dai suoi incubi, sono dovuti all'amore di Alex, l'infermiera dell'ospedale che lo ospita a casa sua dopo la degenza. Pare che David si stia lentamente riprendendo, quando, in una notte di luna piena, avviene la mostruosa mutazione. David vaga per tutta la notte per Londra, uccidendo e divorando le sue vittime, fino a svegliarsi, completamente incosciente dell'accaduto, nella gabbia dei lupi allo zoo. Ma non ci vuole molto affinché comprenda ciò che è successo. Disperato, cerca inutilmente di farsi arrestare dalla polizia, scompare agli occhi di Alex per non coinvolgerla nella sua spaventosa vicenda, finché non incontra nuovamente il suo amico Jack, che, ormai ridotto ad un ammasso di carne putrefatta, lo invita in un cinema porno, gli fa conoscere le sue vittime della notte prima, e lo convince ad uccidersi. Ma è troppo tardi: la luna è già sorta, e nel cinema stesso avviene l'ultima, mostruosa mutazione di David. Il lupo mannaro, ormai scatenato, ucciderà ancora, provocando in Piccadilly Circuì una vera e propria catastrofe automobilistica, finché, nonostante il coraggioso tentativo di Alex di avvicinarlo, non sarà ucciso a colpi di arma da fuoco dalle squadre speciali della polizia londinese.

Aglio ed effetti speciali
John Landis: «La mia ossessione sulla figura del lupo marinaro iniziò nel 1969 in Jugoslavia. Ero un assistente alla produzione di "Kelly's Heroes", e seguivo la lavorazione del film. Stavo percorrendo una strada che attraversa per circa 600 miglia il paese, quando, non mi ricordo più dove, dovemmo fermarci perché il traffico era bloccato. Bene, era un funerale zingaro. C'era un prete, e dodici persone che stavano seppellendo un uomo esattamente al centro dell'incrocio. Era tutto coperto di rosari e di aglio, proprio come in un film Universal del '40. Era un maniaco sessuale abbastanza conosciuto fra gli zingari, e lo stavano seppellendo in mezzo al crocevia, perché così non sarebbe più potuto scappare. E così, iniziai a pensare a queste credenze in termini un poco più seri di quanto non avessi mai fatto». «...Ora che il film è finito, credo di poter dire che esso corrisponde circa all'80% di quel che intendevo originariamente. Ma sono soddisfatto ugualmente. È un film abbastanza controverso, ed è un bene che possa suscitare reazioni contrastanti al massimo».
Rick Baker, responsabile degli effetti speciali: «La sequenza della trasformazione è molto veloce; non abbiamo voluto indulgere sullo stesso effetto, come nell’"Ululato''. Ma abbiamo voluto mostrare il più possibile: la sequenza inizia con l'inquadratura del ragazzo nudo, per cui non potevamo risolverla con un semplice primo piano (John voleva assolutamente che fosse mostrata la trasformazione del corpo); inoltre è realizzata con un'illuminazione piuttosto forte, che elimina in partenza le comodità del buio. Nella sequenza, insomma, è molto chiaro ciò che sta succedendo: l'abbiamo voluta e potuta mostrare nella sua interezza».

[…] Landis dimostra di conoscere il proprio mezzo, e soprattutto di aver ben chiaro il senso della sua operazione, che è quella […] di sviluppare il carattere «fisico» della nuova comicità, e nel contempo di realizzare un'opera che si riferisca al cinema come al «migliore dei mondi possibili», in un processo non meramente citatorio, ma piuttosto coscientemente critico.
Un lupo mannaro americano a Londra si inserisce perfettamente in questo progetto, portandolo anzi alle conseguenze più pericolose e più floride. La riflessione linguistica sul cinema si indirizza qui, infatti, non su uno ma su due binari, rispettivamente il comico […] e l'horror. […]
L'idea, si dirà, non è nuova. È vero, ed è vero anzi che è vecchia come il mondo. Già altri avevano pensato e tentato di affrontare i due generi in un'unica opera. Ma addizionando semplicemente i due «termini», si giungerebbe al grottesco, che non è precisamente ciò che Landis voleva dal suo film. La differenza sta in una concezione di fondo. Considerando horror e comico come due universi separati ed inconciliabili tra loro, necessariamente si giunge ad un risultato che assume, dell'uno e dell'altro, soltanto alcune sfaccettature, ma non il senso ultimo e la specifica realtà linguistica.
Landis, con uno sguardo critico che non è più del «giovane regista», ma è già per molti versi del teorico, vede comico ed horror come due funzioni dello stesso soggetto, il fascino e il terrore del corpo.
Da una parte riallacciandosi ai suoi film precedenti, dall'altra rivisitando il cinema del passato, con Un lupo mannaro ci dà un'opera la cui riuscita è data proprio da questa concezione di fondo, la cui apparente semplicità nasconde in realtà più e più livelli di lettura.
Il «metodo» landisiano è quello dell'accumulazione; se in Animal House ed in Blues Brothers il suo centro era il puro e semplice gag, qui il gag rimanda a qualcosa d'altro - nel senso più pieno e terribile del termine: l'Altro come il buio che si nasconde dietro all'apparenza del comico, l'Altro come l'orrore nascosto. Si vede quindi in che modo horror e comico interagiscono: l'uno è la (il)logica estensione dell'altro, ambedue sono funzioni dell'ambivalenza del soggetto verso il corpo. Narrativamente, Un lupo mannaro procede apparentemente in modo irregolare; pare non ci sia ordine nella volontà landisiana di privilegiare ora questo ora quel segmento della narrazione; in realtà l'ordine sta proprio in questo dissimulato assunto teorico (e linguistico). Non procedendo sui sentieri dei generi come su due rette parallele, preferendo piuttosto procedere per tentativi e con andatura decisamente irregolare, Landis evita in ultima analisi di sbilanciarsi sia in un senso che nell'altro. Il suo è un cinema come pura affabulazione, gusto del narrare e del disperdersi nello stesso materiale assunto come punto di partenza; un punto di partenza per una feconda commistione di assunti e significanti che si pone come obbiettivo il disorientamento dello spettatore. In questo è possibile scorgere un ulteriore passo avanti nei confronti dei film precedenti; laddove in Animal House, ed in Blues Brothers soprattutto, si mirava allo stupore attraverso l'eccesso, qui tutto è molto calibrato e studiato, pur nella sua apparente caoticità.

Fonte: Rivista Cineforum, n° 211, pp. 49-54

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