Hotel Rwanda

hotel rwandaTitolo originale: Hotel Rwanda. Regia: Terry George. Sceneggiatura: Keir Pearson, Terry George. Fotografia: Robert Fraisse. Montaggio: Naomi Geraghty. Musica: Jerry “Wonder” Duplessis, Rupert Gregson-Williams, Andrea Guerra. Scenografia: Johnny Breedt, Tony Burrough. Costumi: Ruy Filipe. Interpreti: Don Cheadie (Paul Rusesabagina), Sophie Okonedo (Tatiana Rusesabagma), Nick Nolte (il colonnello Oliver), Joaquin Phoenix (Jack). Origine: Canada/Gran Bretagna/Italia/Sudafrica, 2005. Durata: 120’.

Kigali, capitale del Ruanda. È il 1994. Nel corso di appena tre mesi, dall’aprile al luglio, quando gli Hutu prendono il potere con il colpo di stato, quasi un milione di cittadini ruandesi, in prevalenza appartenenti all’etnia Tutsi, verranno trucidati spesso a colpi di machete, spinti anche da una selvaggia propaganda radiofonica. E’ la vendetta, a lungo progettata, degli Hutu, da sempre discriminati, sin dalla dominazione coloniale belga terminata nel 1962. In questa contesto, il contingente internazionale dell’Onu, rappresentato dall’Alto Commissario, il colonnello Oliver, è o sembra essere impotente di fronte al precipitare degli eventi, e si preoccupa in primo luogo di mettere in salvo gli europei. Frattanto Paul Rusesabagina, un hutu sposato con una tutsi, direttore di un albergo cittadino di proprietà belga, il Milles Collines Hotel, quartier generale degli occidentali e degli alti gradi Onu, cerca di mettere in salvo dalle mattanze la propria famiglia. Ma ben presto comincia ad allargare la cerchia delle persone da salvare, che trovano rifugio nell’albergo, fino ad ospitarne 1268, di entrambe le etnie, rischiando in prima persona, corrompendo le persone che possono essere utili alla scopo e cercando a tutti i costi di costringere la comunità internazionale a fare qualcosa per scongiurare il massacro in corso. Ma questa sceglierà la strada dell’evacuazione, abbandonando il Paese al suo tragico destino.

Nella primavera del 1994 in Ruanda si è verificato uno dei più tragici genocidi della storia del Novecento. Dopo decenni di difficile convivenza le rivalità e le tensioni tra le due comunità ruandesi degli Hutu e dei Tutsi sono esplose deflagrando in un massacro che ha causato circa un milione di vittime nel sostanziale disinteresse dell’occidente. Hotel Rwanda intende ricordare a più di dieci anni di distanza quella tragedia attraverso la rievocazione dell’eroico impegno profuso da un uomo qualunque, il direttore dell’albergo che dà il titolo al film, che è riuscito a salvare da morte sicura moltissime persone. Il protagonista del film è certamente, secondo i canoni della società in cui vive, un privilegiato e come tale potrebbe mettersi in salvo insieme alla famiglia, ma è qui che scatta in lui, l’obbligo morale di non abbandonare al loro tragico destino  i tantissimi tutsi in procinto di essere trucidati. Gli agganci e le conoscenze di cui Rusesabagina può disporre in ambito governativo e tra i clienti occidentali dell’albergo non gli servono per scopi personali, ma per perseguire il proprio intento salvifico rischiando la vita in prima persona. Un’altra grande lezione di altruismo e umanità  che grazie al Cinema  riesce a superare la barriera del silenzio e essere conosciuta dal grande pubblico.
Com’è possibile far conoscere in occidente vicende di rilevante rilievo umano e morale che hanno avuto come sfondo eventi storici di grandi dimensioni? Se il destinatario deve essere l’immaginario e la memoria collettiva allora il Cinema non ha rivali. Il Cinema europeo-americano soprattutto, che conosce assai bene gli ingredienti giusti per garantire successo e la diffusione del prodotto. E’ necessario, quindi, che la storia narrata assuma una struttura narrativa consolidata dalla tradizione dei generi (nel caso di Hotel Rwanda quella del thriller ricco di suspense) onde appassionare lo spettatore e coinvolgerlo emotivamente e che nel cast appaiano attori di fama internazionale (nel nostro caso Nick Nolte e Joaquin Phoenix), anche con ruoli secondari, come elemento di richiamo per il pubblico. Si tratta, insomma, di conferire al film il massimo di dimensione spettacolare.
E’ evidente che in questa prospettiva la pellicola tenda a privilegiare determinati aspetti e a sacrificarne altri, e così cercheremmo vanamente in Hotel Rwanda degli approfondimenti che ci aiutino a comprendere meglio le ragioni dello scontro etnico o a risalire alla catena delle responsabilità.    

                                                                                                                                     Fonti: Cineforum, n° 443; www.pacioli.net

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