Liceo Scientifico, Musicale e Coreutico MARCONI - PESARO

Video realizzato daCamilla Benelli, 2E, Giovanni Carollo, 4D, Ilaria Ceoloni, 2F, Francesco Gaudenzi, 4I, Luis Giommi, 4N, Grazia Iorillo, 4I, Attilio Marotta, 4D, Annachiara Paolombo, 3F, Alessia Santi, 4G, Giulia Tebaldi, 3G, Matteo Vergari, 4I 

del corso di disciplica complementare

A voce alta: per una educazione sentimentale alla lettura, condotto da Lucia Ferrati

Liceo Marconi, Pesaro - a.s. 2019-2020

Le voci di poeti e scrittori (da Marinetti a D’Annunzio, da Ungaretti a Gadda, da  Alvaro a Remarque a Matilde Serao) raccontano la Grande Guerra: dall’euforia interventista all’orrore per un conflitto che, da guerra-lampo si era trasformato nella lunga e atroce carneficina di milioni di persone: l’evento bellico più devastante della Storia umana fino ad allora conosciuta. Ad avere voce sono soprattutto i soldati: quei giovani italiani che, spesso, male armati e impreparati, sono partiti (talvolta con l’incosciente entusiasmo dei volontari) per il fronte.  Dalla trincea, le loro strazianti parole d’amore per i familiari lontani, il sentimento di fratellanza necessaria anche verso il nemico, il ripudio della guerra, la sete di libertà e di pace, la lotta quotidiana tra il coraggio e la paura, l’obbedienza e la diserzione, la vita e la morte. Poesie e prose per lo più celeberrime, ma sempre capaci di commuoverci profondamente per il sentimento di verità che le intride. Un solo brano, forse, meno noto degli altri: quello di Matilde Serao tratto da Mors tua, romanzo che fu la causa della sua mancata vittoria del Nobel per la Letteratura. I dirigenti culturali fascisti (ed in special modo Mussolini) condannarono, infatti, lo spirito dichiaratamente antibellico del romanzo.  E l’ambito premio, nel 1926, non andò pertanto a Serao (che nei pronostici era la favorita), ma a Grazia Deledda.

POSTFAZIONE

Era in programma per la mattina del 9 maggio 2020, alle ore 10, in Aula Magna.

Come consuetudine, i ragazzi - iscritti al corso complementare A voce alta: per una educazione sentimentale alla lettura, da me condotto – avrebbero dovuto presentare al pubblico (costituito da alunni ed insegnanti del Liceo) il lavoro svolto durante l’anno scolastico, attraverso la lettura pubblica del “copione” scelto, accompagnata da immagini e musiche. Non è mai una prova facile affrontare un pubblico, soprattutto se per raccontare una storia, hai a disposizione solo lo strumento della tua voce, che deve essere capace di tradurre (ovvero portare) alla mente e al cuore di chi ascolta la forza delle parole, delle immagini e le tante, complesse emozioni narrate dagli Autori.

Ma poi è arrivata la pandemia…e tutto è cambiato!

Che fare? I ragazzi, dopo uno scrupoloso percorso di analisi dei testi, avevano già iniziato le prove ad alta voce, in assolo e in coro, per cercare di “restituirli” al meglio, con competenza, consapevolezza e credibilità. Decidiamo assieme - io e la mia splendida squadra di 11 alunni - di non vanificare o rimandare a data da destinarsi il lavoro fatto, ma di trasformarlo... in altro.

Si può fare? Si può fare! Come? Non più in forma live, ma come video. 

Si registrano tutte le battute del copione mediante cellulari, si spediscono alla sottoscritta per la supervisione (anzi il...superascolto!), qualche correzione e alcuni rifacimenti...e poi, con il prezioso aiuto di Matteo (uno dei magnifici 11), le tracce audio si mettono in fila come da copione. Infine, con un caro e paziente amico, tecnico del suono, via Skype, cominciamo ad abbinare ogni traccia audio alle immagini e alle musiche di corredo.

Ed ecco il nostro “prodotto” finale: frutto della tecnologia, dello smart work, della “didattica e distanza”, ma soprattutto della determinazione e della voglia di portare a termine un progetto. 

Di certo le voci recitanti non presentano una purezza di suono da studio di registrazione, di certo vi sono sporcature, imprecisioni (a volte curiosi rumori domestici di sottofondo...), ma il lavoro, la serietà, l’impegno, i sentimenti dei ragazzi ci sono e si “sentono”. Ed è quello che conta.

Personalmente sono davvero felice di aver creato assieme ad Alessia, Annachiara, Attilio, Camilla, Francesco, Giovanni, Giulia, Grazia, Ilaria, Matteo e Luis questo piccolo, ma prezioso documento: a testimonianza di un periodo che difficilmente dimenticheremo.

Lucia Ferrati

Pubblicata il 10 maggio 2020

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